20 aprile 1800: La sollevazione del Cristo

Una processione del Cristo di San Domenico
Una processione del Cristo di San Domenico

Alle 6 del pomeriggio del 20 aprile 1800, prima domenica dopo Pasqua, in occasione della festa popolare del Crocefisso di San Domenico, è tutto pronto per la processione che, dopo aver attraversato un ponte di barche, giungerà in Corso del Popolo.

Come sempre in queste occasioni i chioggiotti si riversano in strada per seguire un corteo imponente, composto da 7000 pescatori e marinai giunti anche dalla Dalmazia, dall’Istria e dalla Romagna.

Il Crocefisso (una copia molto più piccola dell’originale, tuttora conservata nella chiesa di Ca’ Bianca) avanza lentamente lungo la piazza, tra due ali di folla adorante. Un picchetto di dieci soldati austriaci è fermo sull’attenti di fronte alla Loggia dei Bandi, la sede del corpo di guardia. Tra la folla si agita un ragazzino che, inavvertitamente, calpesta la scarpa di un soldato che reagisce in malo modo colpendo il fanciullo alla testa con il calcio del fucile.

La scena non sfugge ad alcuni pescatori che provano ad avvicinarsi al picchetto. Quando una sentinella apposta il calcio del fucile per terra nel tentativo di bloccarne l’avanzata, un pescatore, Bernardo Ballarin detto “Seòla”, passando oltre il fucile, respinge il caporale che, in pronta risposta, solleva da terra il moschetto cercando di arrestare il Ballarin il quale, lestamente, riesce a disarmare l’ufficiale e gli conficca la baionetta nel petto ferendolo a morte.

E’ il segnale della sollevazione generale della città contro gli austriaci. Una folla di popolo, per la maggior parte composta da pescatori, si avventa contro il picchetto al grido di “morte ai tedeschi! Viva la repubblica! Viva San Marco! Agli austriaci non rimane che riparare all’interno del Loggia dei Bandi, ma i tumultuanti continuano nell’azione cercando di dare fuoco all’edificio e quando un audace popolano tenta di dare l’assalto alla scalinata viene raggiunto al petto da una palla di moschetto e cade esanime.

Il capitano Bittner, nel frattempo, viene raggiunto da squadre di pescatori che gli procurarono gravi ferite fino ad ucciderlo, mentre il comandante Pupries cerca riparo nel Forte San Felice pronto a bombardare la città, fermato dall’intervento del vescovo e dalle autorità civili.

L’insurrezione giunge nella fase cruciale. I soldati della Gran Guardia, feriti, stanno per arrendersi, la folla continua a gridare contro gli austriaci e le campane della Torre Municipale e di S.Andrea suonano in continuazione. Ma quando tutto lascia presagire il successo della sollevazione popolare, un distaccamento di soldati austriaci, arrivati di corsa dalla caserma di San Domenico, apre il fuoco contro la folla.

Le grida strazianti di chi era rimasto sul terreno si mescolano al fuggi fuggi generale e alla fine il bilancio è decisamente pesante: 10 morti, di cui 3 austriaci (l’ufficiale Bittner e due soldati) e 7 chioggiotti tra cui anche 2 donne. Nella circostanza hanno perso la vita: Felcie Ballarin, Vincenzo Boscolo, Adriana Lanza, Giobatta Modonese, Cecilia Pagan, Angelo Penzo, Domenico Scarpa.

In seguito il processo, per ragioni squisitamente politiche, si risolse in nulla: alle autorità austriache importa far dimenticare l’accaduto proibendo severamente di far discorsi relativi all’avvenimento.

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