4 maggio 1949: Chioggia piange i fratelli Aldo e Dino Ballarin

4 maggio 1949, sono da poco passate le cinque del pomeriggio ed il cielo è plumbeo attorno Torino. Nuvole basse, minacciose, gonfie d’acqua nascondo il colle di Superga, dove si erge maestosa la magnifica Basilica. Don Tancredi Ricca, sta pregando, seduto nella sua stanza all’interno della canonica. Il cielo non promette nulla di buono, fa freddo, nonostante la primavera sia già piuttosto inoltrata. Nella concentrazione delle sue meditazioni, don Tancredi viene distratto da un rumore. E’ il rombo del motore di un aereo, ne è sicuro. Già, perché da quelle parti ne passano tanti, diretti all’aeroporto di Caselle.

Quel rumore però è strano. Troppo vicino, troppo forte. Gli aerei che passano sopra Superga si odono appena, ma questo, per la miseria, è quasi dannatamente fastidioso. Don Tancredi guarda il soffitto, come se volesse scorgere l’aeromobile attraverso quelle pareti.

D’improvviso quelle pareti tremano come se fossero sconquassate da un terremoto. Un boato, uno scoppio tremendo fa ballare i suppellettili ed i mobili della canonica. Con il ricordo della guerra ancora impresso nella memoria, don Tancredi ripensa ai bombardamenti, ma stavolta si tratta di un tonfo sordo, unico ma fortissimo. Il suo primo pensiero corre alla chiesa: mio Dio, pensa, hanno buttato giù la Basilica!

Don Tancredi corre all’aperto e scorge le fiamme, il fumo nero, rottami sparsi ovunque. “E’ caduto un aeroplano!”, gli grida un ragazzo che correva sul colle. Si è schiantato un aereo contro il terrapieno della Basilica di Superga. C’è un carrello con gli pneumatici in fiamme che ancorano girano, un’elica piantata nel terreno fangoso e soprattutto tanto silenzio, nessun grido, nessuna richiesta d’aiuto.

“Sono tutti morti”, pensa il prete mentre si avvicina con cautela a quei rottami. Scorge alcuni effetti personali: una cravatta, una scarpa, un fazzoletto. Poi dal terreno intriso d’acqua spuntano alcune foto ed una maglia granata con il tricolore. Don Tancredi non ha più dubbi: è la squadra del Torino.

LA PROMESSA DI MAZZOLA ALL’AMICO FERREIRA

Il 1° maggio del 1949 il Torino coglie a San Siro contro l’Inter uno 0-0 che vale in pratica il quinto scudetto consecutivo. Con il tricolore in tasca il presidente Ferruccio Novo decide di onorare una promessa che Valentino Mazzola all’amico Francisco Ferreira e concede alla squadra di andare a giocare a Lisbona, contro il Benfica, una partita amichevole per onorare l’addio al calcio del giocatore portoghese.

Sull’aeroplano della Lai si imbarcano alla Malpensa i giocatori, alcuni dirigenti e tre giornalisti al seguito. Il presidente Novo decide di non partire, mentre Dino Ballarin, su pressante richiesta del fratello Aldo, terzo portiere, viene premiato per il suo impegno e sull’aereo prende il posto di Gandolfi, il portiere di riserva.

Il Torino gioca l’amichevole con il Benfica e perde 4-3. Sulla rotta di ritorno, concordandosi con il comandante dell’aereo, decidono di atterrare a Caselle anziché, come previsto a Malpensa. Scelta fatale, perché alle 17.03 l’aeroplano si schianta contro il terrapieno della Basilica di Superga.

CHIOGGIA PIANGE I SUOI CAMPIONI

La notizia della tragedia aerea di Superga, corre veloce lungo Corso del Popolo. Il bar gestito dalla famiglia Ballarin è preso letteralmente d’assalto dalla gente che chiede notizie. Non c’è la televisione, ci si affida ad un passaparola che ben presto invade tutte le strade di Chioggia e Sottomarina. Il Torino si è schiantato con l’aereo e tra le vittime ci sono anche i fratelli Aldo e Dino Ballarin, i due campioni chioggiotti che per molti rappresentavano il riscatto della città dopo gli anni bui del conflitto mondiale.

La gente piange imprecando contro quel tragico destino che furtivamente aveva strappato quelle giovani vite, orgoglio di grandi e piccole città.

Le salme dei fratelli Ballarin, arrivano a Chioggia, dopo il rito funebre che si è tenuto a Torino, con loro c’è pure la bara che porta Grezar, che poi ripartirà alla volta di Trieste. Una folla immensa segue il doloroso corteo lungo le strade principali della città. E’ l’ultimo saluto a due campioni che il fato ha reso immortali.

LA PRIMA VOLTA SENZA IL PROFESSOR CRISCENTI

I fratelli Aldo e Dino Ballarin, il Grande Torino, la tragedia di Superga, rappresentavano per il professor Francesco Criscenti l’emblema del suo spirito sportivo. Aveva 13 anni quando successe il tragico incidente aereo. E’ stato in quel momento, forse, che si era consolidata, come per tanti chioggiotti, la fede per il Toro, per i colori granata, che poi diventeranno, in onore dei fratelli Ballarin, i colori della maglia della squadra di calcio di Chioggia. Criscenti si è battuto, a volte anche contro i mulini a vento, per tenere alto il ricordo dei due campioni ed aveva letto più volte le righe di questo racconto che proponiamo ogni anno. Da poco più di un mese il professor Criscenti non c’è più e sarà il primo 4 maggio senza i suoi aneddoti sul Toro e gli invincibili. Ci piace pensare che finalmente sia riuscito ad incontrare dopo tanti anni i suoi idoli di sempre, raccontando ad Aldo e Dino Ballarin quanto sia ancora vivo a Chioggia il ricordo delle loro gesta.

Daniele Zennaro

(Nella foto da sx: Dino e Aldo Ballarin)

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