Automobilista accusato di aver concausato l’incidente di Andrea Ferrazzo chiede di patteggiare

Dovranno aspettare altri tre mesi, alla fine saranno quasi cinque anni, la metà passati ad assistere h24 il loro unico figlio ridotto in stato vegetativo poco più che maggiorenne, gli altri a piangerne la scomparsa, ma finalmente i genitori di Andrea Ferrazzo intravvedono la concreta possibilità di rendere un po’ di giustizia al loro sfortunato ragazzo. Mercoledì 20 luglio 2022, in Tribunale a Venezia, avanti il Gup dott.ssa Benedetta Vitolo, nella già più volte rinviata udienza preliminare del procedimento penale a carico dell’anziano automobilista che ha investito la vittima, allora diciannovenne, mentre stava andando al lavoro in bicicletta, l’imputato, R. B., oggi 85 anni, anch’egli di Musile, come il giovane, ha chiesto di patteggiare la pena, ammettendo quindi la sua piena corresponsabilità nella tragedia. La mamma si è costituita parte civile nel processo con l’avv. del Foro di Treviso Andrea Piccoli. Il giudice ha quindi rinviato l’udienza al prossimo 26 ottobre 2022 per dare modo al Pubblico Ministero della Procura lagunare titolare del fascicolo, il dott. Roberto Terzo, di vagliare e definire la richiesta di patteggiamento.

Andrea era un ragazzo pieno di vita e amici ma con la testa sulle spalle: lavorava già come operaio metalmeccanico alla Metacom di Musile. Il 23 novembre 2017 alle 6.50 si stava recando come ogni mattina al lavoro con la sua mountain-bike e percorreva la Provinciale 50 da Musile verso Fossalta di Piave, in quel tratto via Argine San Marco Superiore. Giunto all’intersezione con via Cavour, dove si trova la fabbrica, ha girato a sinistra ma è stato travolto dalla Skoda Felicia dell’imputato che sopraggiungeva dietro di lui nella stessa direzione. Un impatto terribile: il giovane è stato caricato sul cofano, ha sfondato il parabrezza ed è volato a svariati metri di distanza, rovinando esanime sull’asfalto e riportando lesioni gravissime, trauma cranico, emorragia ed edema cerebrale diffuso, fratture vertebrali. Trasportato in condizioni disperate e in coma all’ospedale di San Donà, è stato trasferito nella Rianimazione dell’Angelo di Mestre, dov’è rimasto fino al primo dicembre 2017, sempre in lotta tra la vita e la morte. Quindi, è stato ricondotto nella Terapia Intensiva di San Donà e poi è passato in quella del Ca’ Foncello di Treviso. E’ riuscito a sopravvivere ma a un prezzo altissimo e con una diagnosi senz’appello conseguente al gravissimo trauma cranio-encefalico e vertebro-midollare dorsale riportato: stato vegetativo persistente. E’ rimasto in stato di incoscienza, senza alcuna risposta agli stimoli acustici e dolorosi, e per di più in un quadro di tetraplegia spastica e permanente insufficienza respiratoria: invalido totale e bisognoso di assistenza h24.

Da allora è stato un lungo peregrinare per ospedali, in quello riabilitativo di Motta di Livenza e al Ca’ Foncello in Neurochirurgia, e un susseguirsi di interventi chirurgici fino al ricovero permanente in casa di riposo, da ultimo quella di San Donà, dove mamma Cinzia e papà Franco lo hanno assistito quotidianamente e amorevolmente, consapevoli che qualsiasi complicanza, specie di ordine infettivo, avrebbe potuto portarsi via il loro unico figlio, come purtroppo è successo all’ospedale di San Donà il 20 marzo 2020, quando gli è stata fatale, a 21 anni, una polmonite che ha avuto facilmente ragione del suo fisico debilitato.

Un’assistenza continuativa che ha richiesto enormi sacrifici e che i genitori hanno dovuto sostenere con le loro sole forze senza ricevere un euro dall’assicurazione: tuttora sono stati risarciti solo in parte. La madre e il padre di Andrea, per essere seguiti, tramite l’Area manager Veneto e responsabile della sede di San Donà, Riccardo Vizzi, si sono rivolti a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, unitamente per la parte penale all’avv. Piccoli. Studio3A ha presentato innumerevoli richieste danni all’assicurazione della vettura, Generali, la quale però, per mesi e per anni, ha negato ogni liquidazione, adducendo a giustificazione il fatto che le indagini preliminari, rallentate anche a causa della pandemia da Covid, erano ancora in corso, e arrivando anche a disconoscere qualsiasi concorso di colpa del proprio assicurato nonostante la perizia cinematica disposta dalla Procura ne avesse accertato fin da subito la corresponsabilità. Una condotta che ha privato a lungo i familiari del ragazzo, nel momento del bisogno, di un risarcimento di cui avrebbero avuto diritto e soprattutto necessità per far fronte a tutte le spese che hanno dovuto sostenere in questi anni difficili: soltanto in un secondo tempo la compagnia ha liquidato loro una somma peraltro, come detto, solo parziale.

Ora però si è finalmente attivati al dunque. Il Pubblico Ministero della Procura di Venezia dott. Roberto Terzo, titolare del procedimento penale dapprima per lesioni personali stradali gravissime e poi, dopo la sua morte, diventato per omicidio stradale, recependo le conclusioni del consulente tecnico a cui aveva affidato la perizia per ricostruire dinamica, cause e tutte le responsabilità del sinistro, l’ing. Maurizio De Valentini, con atto del 17 gennaio 2022 ha chiesto il rinvio a giudizio per l’automobilista perché, per quanto il ragazzo si fosse spostato sulla sinistra e avesse attraversato la strada per svoltare senza segnalare la manovra, R. B., com’è stato accertato, per citare la richiesta del Pm, “teneva una velocità di 65 km/h, superiore al limite di 50 km/h vigente in quel tratto di strada, e ometteva di adeguarla in relazione alle condizioni di scarsa visibilità (l’alba di una giornata tardo autunnale, ndr) e all’approssimarsi di un’intersezione”, quella con via Cavour, “concorrendo a causare la collisione fatale con la bici e comunque ad aggravarne gli esiti, per colpa consistita in imprudenza e violazione delle norme sulla circolazione stradale, con particolare riferimento agli artt. 141 comma 3 e 142 comma 1 del CdS”. Si è così arrivati all’udienza preliminare di ieri e alla richiesta di patteggiamento che, oltre a rendere un po’ di giustizia allo sfortunato ragazzo, ai genitori e alla loro lunga via Crucis, si auspica possa finalmente portare anche a una piena assunzione di responsabilità da parte di Generali per giungere a un risarcimento decoroso.

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