Caparozzolanti assolti dopo cinque anni, Montanariello: Ora chi risarcisce?

Sono stati assolti, dopo cinque anni, perché il fatto non sussiste. L’incredibile vicenda ha per protagonisti tre caparozzolanti che erano stati fermati, nel 2016, dalla polizia provinciale ed accusati di pesca di frodo in quanto a bordo era stata trovata dell’attrezzatura che normalmente viene usata per raspare il terreno e raccogliere i grossi bivalvi che si trovano nelle acque lagunari. I tre si trovavano nelle acque della laguna nord ma, una volta fermati dalle autorità, hanno sempre negato di avere pescato, come tra l’altro dimostrava l’attrezzatura ancora pulita. Allora però i pescatori di caparozzoli erano stati denunciati e l’intera attrezzatura posta sotto sequestro.

Ora, a distanza di cinque anni, i pescatori sono stati assolti perché il fatto non sussiste, perché passata la tesi che non stessero pescando, l’attrezzatura è stata restituita ma risulta danneggiata per lo stato di abbandono. Come dire: oltre al danno la beffa.

Bisogna finire con i pregiudizi – commenta il consigliere regionale del PD, Jonatan Montanariello, assieme alla collega Francesca Zottis – e bisognerebbe andarci cauti con i processi su pubblica piazza e ricordarsi sempre della presunzione di innocenza. E questo è proprio un caso emblematico con i pescatori assolti perché il fatto non sussiste. Adesso però chi li risarcirà anche dell’attrezzata danneggiata dall’incuria dopo cinque anni di abbandono? Non stavano pescando , come probabilmente si poteva evincere sin da subito, visto che l’attrezzatura era pulita e a bordo non c’erano casse per il raccolto. Chi sbaglia è giusto che paghi, ma occorre evitare la caccia alle streghe, perché troppo spesso i pescatori in laguna sono vittime di pregiudizi. E qui poi, oltre al danno di essere accusati ingiustamente, anche la beffa dell’attrezzatura sequestrata e danneggiata, perché abbandonata in cantiere per ben cinque anni”.

(Nella foto: il Tribunale di Venezia)

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