Comunicato stampa Settore Autoferrotranvieri

Prima di tutto vogliamo mettere in evidenza il vergognoso comportamento della Dirigenza che, per mascherare e nascondere la sua inefficienza e la sua incapacità, sta screditando, mettendo in cattiva luce nei confronti dei cittadini utenti, tutti i lavoratori del gruppo (Avm, Actv, Vela). Infatti, sarebbe bastato intervenire su un minimo di revisione dei servizi, per fare economie importanti e utili alla riduzione delle perdite riscontrate con l’assenza degli introiti dei turisti.
A conferma delle nostre convinzioni basta guardare cosa è accaduto nel 2020: mentre i lavoratori hanno pagato la crisi pandemica con, ad esempio: cassa integrazione, perdita di salario per mancato pagamento PDR (parte variabile dello stipendio) e obbligo di consumazione delle ferie; i nostri Dirigenti, incapaci e poco lungimiranti, come se nulla fosse, si sono spartiti la loro parte variabile dello stipendio (30% di maggiorazione dello stipendio)!!!
Non è accettabile che, con la scusa della pandemia covid – 19, il sindaco di Venezia voglia cogliere l’occasione per abbassare il salario dei lavoratori.
Non si spiega come il sindaco, al pari della Regione Veneto chieda: nessun licenziamento, il mantenimento in House dell’azienda e la garanzia di tutti i servizi finora erogati e, allo
stesso tempo, continui a non pagare le ore moto non soggette a contributo (vedi servizi motonavi), o continui a pretendere l’esercizio di quelle non soggette a contributo dal fondo
nazionale trasporti (80.000 ore).
Chiediamo, per esempio, sul servizio automobilistico, la revisione dei servizi, con l’eliminazione delle linee legate ai turisti (che viaggiano VUOTE!!) o l’eliminazione di quelle linee volute dalla Giunta Comunale ma assolutamente inutili e improduttive.
Anche la Regione Veneto deve fare la propria parte. Se nel 2012 la stessa ha deciso di ridurre la percentuale dei soldi da assegnare ad Actv, per il fatto che l’azienda godeva delle maggiori entrate derivanti dalla mole dei turisti che arrivavano a Venezia, oggi, che queste entrate sono venute meno per l’assenza di turismo, è assolutamente indispensabile il ripristino delle precedenti percentuali da assegnare ad Actv sulla suddivisione dei soldi
derivanti dal fondo nazionale dei trasporti.
Il fatto che un autista faccia solo 5 volte il “Ponte della Libertà” è una falsità bella e buona che non risponde alla realtà, in quanto ci sono molti esempi di turni che il “Ponte della Libertà” lo percorrono anche 12 volte…e questo anche prima della crisi della pandemia.
Molte volte un turno è costruito in modo tale che, l’autista, dopo aver percorso anche 9 volte il “Ponte della Libertà”, cambia linea, completando il turno e l’orario di servizio in un’altra linea (per esempio una circolare urbana) raggiungendo oltre 170 chilometri di linea urbana (che non è autostrada) in un solo giorno!!!
Se l’autista non fa più di TOT volte il “Ponte della Libertà” non è perché dopo se ne va a casa e lavora poco, ma è perché, poi, completerà il suo turno di lavoro su linee, a volte, prive di servizi igienici o del tempo per poter espletare i propri bisogni fisiologici
Se la media dell’orario di guida di un conducente vi sembra troppo bassa non dimenticate che viene paragonata a realtà completamente diverse… Il tram di Padova, per dirne una, viaggia in corsia preferenziale per il 75% del tracciato a differenza della linea del tram dell’ACTV. La velocità commerciale dell’azienda veneziana nel settore automobilistico (Autobus) è tra le più alte d’Italia. Il che vuol dire che, il rapporto “chilometri e tempi di guida” è molto diverso rispetto a tutte le altre realtà. Forzare le percorrenze e ridurre i conducenti a condizioni inumane di lavoro mette a repentaglio la sicurezza dei lavoratori e dei
passeggeri.
Se negli anni l’azienda ha deciso di istituire una rotazione di turni plurimansione che eseguono una parte di turno in guida e una parte in controllo biglietti è per la necessità di un costante controllo dell’evasione tariffaria, necessità scaturita da anni di cattiva gestione nel controllo dei biglietti a bordo e a cui si è cercato di dare una soluzione sul campo efficace.
Esiste un periodo estivo di ferie programmate, ed è un diritto sancito dalla Costituzione (due settimane consecutive nel periodo estivo)! Nei movimenti le ferie sono un capitolo molto triste storicamente per l’azienda, in quanto un lavoratore non può mai decidere realmente quando andare in ferie e stare a casa. Durante l’anno le giornate di ferie non sono mai garantite fino al giorno prima per l’esigenza di coprire il servizio. Non dimentichiamo che
ogni qual volta il lavoratore chiede una giornata di ferie durante l’anno per qualsiasi motivo più o meno importante (matrimoni, battesimi, funerali, anche dei propri familiari, per fare qualche esempio…), pur chiedendola con grande anticipo (un mese) non avrà mai la garanzia di poterla fruire se non il giorno prima. L’azienda, essendo da anni sotto personale, (i lavoratori che garantiscono il trasporto pubblico sono sottostimati rispetto all’esigenza) non riesce mai a gestire il capitolo ferie in maniera normale. I famosi 5 giorni di “aggancio” alle ferie programmate, (nel servizio automobilistico) nascono proprio da questa condizione, e cioè che, durante l’anno, l’azienda, non riesce a farle smaltire ai propri dipendenti. Nel periodo estivo infatti nel settore automobilistico c’è una riduzione dei servizi di linea perché mancando le scuole si ottimizzano le corse di collegamento urbane. In questo contesto l’azienda cerca di rimediare al capitolo “smaltimento ferie”, mentre nel servizio di navigazione e vendite, proprio per far fronte all’incremento dei servizi, il programma ferie va dal 1 Giugno al 30 Settembre e, ovviamente, l’ istituto dell’aggancio non è previsto.
Se un dipendente Actv ha un buono pasto da 9 euro, è perché un accordo consente di raggiungere questa quota con una trattenuta in busta paga, (circa due euro) del lavoratore che va di fatto a completare il ridicolo buono pasto che non coprirebbe ormai nemmeno un primo e una bibita. Data la tipologia dei turni attuali le soste pasto di trenta minuti sono presenti in pochissimi turni (oggi, con la pandemia in corso, spesso fruite in luoghi dove i
locali sono chiusi).
L’assunzione degli stagionali, soprattutto nei servizi di navigazione e biglietterie, coincide nel periodo estivo con il sovraffollamento della città storica legato ai mesi caldi. Questo “modus operandi” cerca di evitare lunghe code e sovraffollamenti alle biglietterie e sui mezzi, per fa fronte all’incremento delle linee di navigazione e all’aumento del numero dei punti vendita.
La flessibilità i lavoratori l’hanno già data ampiamente con il famigerato accordo del 2013 dove, per salvare i conti dell’azienda, hanno già sacrificato molto della loro qualità di vita e di lavoro. Incidere ancora sull’aspetto normativo sul settore movimento dell’azienda vuol dire continuare ad aggravare una situazione di lavoro che è già stata riconosciuta, a livello nazionale, usurante per i carichi di stress a cui sono sottoposti i lavoratori turnisti del trasporto pubblico locale.
I lavoratori (automobilistico/navigazione) chiedono solo di lavorare in condizioni umane e di essere trattati da “persone”. Garantiscono un servizio 365 giorni l’anno, Natale, Pasqua, ferragosto e tutti i santi conosciuti, 24 ore su 24 e senza soluzione di continuità, consci della responsabilità che hanno nella conduzione dei mezzi e consci di aver sempre fatto il loro dovere nonché la loro parte onestamente. Se c’è un problema strutturale in questa azienda deve essere ricercato altrove e non sui lavoratori che hanno costantemente messo del proprio nel loro ruolo per far funzionare al meglio le cose.

Mestre 15 aprile 2021

Settore Autoferrotranvieri
30173 – Mestre-Venezia, via M. Brunetti 11 tel / fax 0419691216 mail: [email protected]
pec: [email protected]

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