Cooperazione e Servizi Sociosanitari: Appello a Regione Veneto e Comuni

«Per tante delle cooperative sociali che nel territorio, ogni giorno, prestano servizi sociosanitari essenziali, per lo più a persone con fragilità, la situazione è vicina al collasso e si è fatta ormai insostenibileè in bilico la stessa tenuta delle cooperative, e di conseguenza sono a rischio numerosi posti di lavoro». La denuncia, forte e chiara, arriva dal Comitato misto paritetico regionale (CMPR) che riunisce le associazioni della cooperazione Agci Solidarietà, Confcooperative Federsolidarietà e Legacoop e i sindacati Fp Cgil, Fp Cisl e Fisascat Cisl, Uil Fpl e Uiltucs: «Ne sono la causa il mancato adeguamento delle tariffe riconosciute per il lavoro degli operatori, rimaste ferme addirittura a 8 anni fa, e il lungo blocco di molti bandi pubblici di Regione del Veneto, Comuni e Ipab».

Ma la preoccupazione delle associazioni e delle sigle sindacali è alta anche perché è messa così a repentaglio la qualità dell’erogazione dei servizi, che sono per lo più servizi di cura, assistenza e inclusione e sono rivolti a fasce vulnerabili della popolazione, costituendo anche un importante sostegno alle loro famiglie. Si parla di un sistema che oggi conta in Veneto 820 cooperative e occupa oltre 40mila persone, per lo più donne, che lavorano nei settori della salute mentale e della disabilità, nei servizi per l’infanzia e gli anziani, sia tramite l’assistenza domiciliare che nelle strutture. «Non possiamo tenere più oltre sulle nostre spalle il mancato adeguamento dei compensi da parte di Regione ed enti pubblici – continuano a una voce –: un adeguamento necessario e dovuto, alla luce dell’ultimo rinnovo del contratto collettivo nazionale avvenuto nel 2019, di cui, a distanza di ben due anni, ancora non si coglie traccia».

Nell’ultimo semestre gli appelli del Comitato paritetico a una maggiore attenzione alla cooperazione sociale si sono infittiti, in particolare verso la Regione del Veneto dalla quale, nonostante le numerose sollecitazioni, non è arrivato alcun segnale di ascolto né di apertura a un confronto.

Per voce dell’assessore alla Sanità, Servizi sociali e Programmazione sociosanitaria Manuela Lanzarin, nel febbraio 2020 la Regione aveva pure garantito l’istituzione di un tavolo di monitoraggio, mirato proprio ad accertare che le gare d’appalto degli enti siano indette rispettando, appunto, le nuove tabelle ministeriali in vigore. Anche su questo fronte l’impegno è rimasto lettera morta.

L’elenco delle inadempienze regionali non si chiude qui, purtroppo: «Le varie linee guida della Regione e le direttive del Ministero della Salute in tema di Covid-19 – evidenzia ancora il Comitato misto paritetico – non vedono pieno rispetto. E di fronte a un’emergenza sanitaria che ha portato alla chiusura o alla forte riduzione di molti servizi, sono mancate del tutto adeguate misure di sostegno: anche questo ha evidentemente messo a dura prova la sostenibilità economica delle cooperative sociali e dei lavoratori, costretti per lunghi periodi ad accedere agli ammortizzatori sociali con forti riduzioni reddituali».

Alle difficoltà economiche si aggiungono i molteplici problemi tecnici e organizzativi a cui tante cooperative sociali e lavoratori hanno dovuto far fronte in questo difficile anno di emergenza pandemica, garantendo qualità ed efficienza ai servizi socioassistenziali che quotidianamente sono erogati in convenzione con Ulss ed enti locali, pur non avendo garanzie economiche a giusta copertura.

Tutto ciò conferma, ancora una volta, come il sistema della cooperazione sociale non sia – e non intenda essere – un semplice “fornitore di servizi”, ma un sistema di welfare integrato che mette al primo posto i bisogni delle persone e delle famiglie, e concorre al benessere e alla coesione sociale della comunità.

«Se, come si dice spesso e a più voci, si crede davvero che la cooperazione sociale sia fondamentale per il sistema Veneto, ora è tempo di dimostrarlo nella concretezza, investendo specifiche risorse con gli stanziamenti del bilancio regionale».

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