Cosa vuol dire essere autentico?

Cosa vuol dire essere autentico? Autenticità fa sicuramente rima con qualità, veridicità e funzionalità. Basti pensare alla riproduzione perfetta della città di Venezia a Las Vegas che tanto stupisce i turisti di tutto il mondo assieme con quelle delle più importanti capitali, tra le altre, Parigi, New York, Londra. La versione americana della serenissima è davvero una copia fedele dell’originale così come la ricostruzione di ponti e gondole a motore a Dubai o a Hangzhou in Cina. Eppure il visitatore che si reca in quei luoghi, sente di non avere a che fare con l’unica e irripetibile città lagunare. La vista dal ponte di Rialto, la traversata in gondola sul Canal Grande, i bimbi che giocano a palla felici in campo S. Giacomo dell’Orio, sono inimitabili.

Viviamo in una società globalizzata ove vige la dura legge del mercato. Chi produce lo fa in vista di un unico obiettivo: il denaro. A chi importa in fondo se ciò che si offre è una copia clone dell’originale? L’Ocse stima che su 100 prodotti falsi sequestrati dalle forze dell’ordine nel mondo intero, in quanto a violazioni dei diritti d’autore, almeno 15 sono scopiazzature di prodotti made in Italy.

Un tempo se non ci fossero stati i pittori e gli scultori che studiavano ricopiando le opere dei grandi artisti molto del nostro patrimonio culturale e di beni storici sarebbe andato inesorabilmente perduto nel corso dei secoli. Eppure in epoca moderna gli imitatori non si dedicano ad esercizi laboratoriali per studiare l’arte dei grandi maestri. Nel caso del fake si tratta di criminali che spacciano per vere cose kitsch che talvolta si riconoscono pure a occhio nudo perché deviano totalmente dalla bellezza dell’originale.

Il mercato del tarocco costa circa 45 miliardi di euro di perdita per le nostre imprese. Vestire o acquistare falsi contribuisce all’appiattimento culturale, mina il mercato DOP e DOC che caratterizza il nostro paese soprattutto all’estero. L’economia degli imitatori si sviluppa principalmente nel settore alimentare, dei pellami, dei gioielli e delle grandi firme. Ecco che la Mozzarella in Germania diventa zottarella, l’Aperol spritz diventa aperini, e il Parmigiano Reggiano diventa il parmesan in paesi anglosassoni e il parmesao nei paesi latino-americani. Sorge spontanea una riflessione: il problema è costituito da tutti coloro che copiano dall’originale o siamo noi che alimentiamo il mercato delle copie fake e che ci lasciamo attrarre fatalmente dai prodotti low cost?

Cristina Pappalardo

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