Diego, l’insostenibile grandezza del calcio

Commozione e anche un po’ di rabbia per la morte di Diego Maradona, per una fine troppo annunciata per un genio dell’arte e della cultura pedatoria, sentito da tanti di noi appassionati quasi come un “cugino d’anima”, geniale, generoso e… scapestrato, sempre oltre la norma.

Il calcio, si badi, non e’ cultura di un dio minore, non ha minore spessore delle forme canoniche della cultura, come ben sapevano gli originari organizzatori delle gare sportive nella antica Olimpia. La bellezza delle sue prestazioni e la sfrontatezza dei comportamenti erano disarmanti, spesso ingiustificabili, impossibile tuttavia non finire per volergli bene.

Ricordo un inizio di Udinese-Napoli, preceduto da polemiche roventi, quasi tutto lo stadio a fischiarlo a prescindere. Poi…comincia a giocare, aumentano i fischi, Lui irride col pallone e segna. Fischi ancora piu’ forti. Lui dopo due minuti risegna in modo incredibile, beffardo. Cala il silenzio sulla stadio. Lui da solo contro uno stadio. Abbiamo preso atto tutti della presenza del genio. I fischi e il silenzio trasformati subito dopo in applausi e commozione.

Diego, ovvero il calcio come grande forma della cultura contemporanea globale, nel bene e nel male, in quanto tale mito assoluto, al pari del Che, di Papa Francesco, di Madre Teresa, senza tuttavia mischiare il giudizio di valore delle varie personalita’. Infine, quale strano e particolare destino per l’Argentina dare i natali a molte personalita’ divenute icone dei poveri del mondo, senza dimenticare che il populismo, decisivo e ambivalente fenomeno politico di questo inizio secolo, trae origine nell’Argentina di Juan Peron ed Evita.

Avv. Giuseppe Boscolo

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