“Gabanelli e Corriere smettano di attaccare pesca italiana” Mercato Ittico Chioggia

Lo scorso 13 luglio nella rubrica Dataroom del Corriere della Sera usciva un articolo di Domenico Affinito dall’eloquente titolo: “La pesca a strascico inquina come il traffico aereo: emissioni per un miliardo di Co2.”
L’articolo corroborato da video introduttivo di 3 minuti della nota giornalista d’inchiesta (celebre con report su Rai3) Milena Gabanelli che non fa mistero delle proprie posizioni e con abile professionismo presenta la pesca a strascico e la pesca in generale come il Male assoluto per mari e oceani.
Anche sulla pagina social ufficiale di facebook Dataroom di Milena Gabanelli – come un disco rotto – sono già stati pubblicati in questi giorni oltre dieci post anti-pesca, la quasi totale programmazione dei contenuti.
Ma, da Chioggia – capitale della Pesca dell’Adriatico – si levano già i primi segnali di dissenso a quella che in molti vedono come l’ennesima provocazione contro l’intero settore ittico.
Emanuele Mazzaro Direttore del Mercato Ittico all’ingrosso – definito la Wall Street dell’Adriatico – commenta laconicamente: “Ci aspetteremmo maggiore coerenza ed approfondimento da una giornalista così preparata e celebre. Una professionista come lei dovrebbe analizzare problematiche così vaste senza pregiudizi quasi ideologici. Criminalizzare un settore come la Pesca – strategico per l’economia ed il benessere dell’intera nazione – rischia solamente di danneggiare ulteriormente un settore che sta già vivendo una profonda crisi e sofferenza che non deriva solo dalla pandemia e dai lockdown.”
Il 12 giugno scorso a Venezia era stata proprio una flottiglia di pescherecci chioggiotti a gettare l’ancora a Fondamenta Zattere per protesta contro norme europee troppo stringenti e denunciando la prossima ulteriore diminuzione dello sforzo di pesca come vera e propria pietra tombale di migliaia di aziende e posti di lavoro.
Continua Mazzaro: “Campagne mediatiche di questo genere rischiano di dare un colpo mortale a tutte le imprese della filiera ittica che generano quotidianamente ricchezza e sviluppo. Solo in Veneto nel distretto di Rovigo e Chioggia sono tremila le aziende con quasi un miliardo di fatturato. Una riconversione in tempi ristretti è pura utopia e il mondo dell’informazione dovrebbe cercare equilibrio e non sensazionalismo per avere qualche like in più.” E conclude a proposito di pesca sostenibile: “E’ fondamentale soppesare entrambi i piatti della bilancia, perché se si parla di sostenibilità della pesca e di blue economy (termine coniato dal discusso economista Gunter Pauli), è necessario allo stesso modo quantificare cosa possa significare in termini socio-economici un ridimensionamento così accentuato dell’attività di pesca in Italia.”

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