Giostre: Zona Franca

FOTO DI ANDREA STORCHI

Se siete stati alle giostre di San Martino, in Campo Cannoni a Sottomarina, allora vi sarete accorti che dai primi di novembre, in periodo di emergenza Covid ancora in corso, vi è una zona “franca”. Si, una macchina del tempo rimasta intatta a come ce la ricordavamo in quell’ultimo San Martino 2019, una zona dove le regole non hanno subíto variazioni. Questo non è l’ennesimo post di protesta sterile, tanto per avere un pretesto per “andare adrío”, ma un punto di riflessione serio, perché se le norme chiedono di rispettare certi vincoli igienico-sanitari, o lo chiedono a tutti, oppure la cosa perde credibilità e istiga a poter fare diversamente!
Questo è il dilemma che emerge dalle modalità di svolgimento della sagra più famosa e attesa di Sottomarina, dove passeggiando tra le attrazioni, davvero si fatica a credere di essere nel bel mezzo di una pandemia mondiale!
In quello spazio angusto, campo Cannoni, sono bel 18 le attrazioni presenti, come ricordano i bigliettini regalati ai ragazzi di tutte le scuole di Chioggia: Gabbie volanti, Tagadà, Autoscontro, Saltamontes, Camel Trophy, Mini seggiolini, Giostra bambini rotonda, Salto, mini autoscontro, mini brucomela, scivolo gonfiabile di fianco alla cisterna, tiro a pistola a gas, pesca dei cigni, jumping, bolle sull’acqua, tiro ai barattoli, zucchero filato, e attrazione novità numero 18. Almeno tre attrazioni in più rispetto al 2019. Lo spazio è lo stesso del mercato biologico del sabato mattino, tanto che lo si è spostato temporaneamente in piazza Europa per i tre sabati di occupazione: ingressi controllati da volontari della protezione civile, che richiamano all’uso della mascherina e al distanziamento sociale. L’area delle giostre, però, non è stata mai controllata, in nessun modo: ne a monitorare gli ingressi, anche perché non vi sono varchi chiari, ma si può entrare in qualsiasi lato della piazza, ne nessun controllo sull’idoneità delle attrazioni che vi si svolgono. Esempio: le bolle sull’acqua, bolle in plastica, dove i bambini vengono chiusi per circa 5 minuti, riempiti con un compressore. Scarpe indossate, condensa, insomma, lo capite da voi dove sta il problema igienico-sanitario. Ma anche il semplice fatto che non vi siano sistemi per mettere in coda, distanziati, i bambini in ingresso alle attrazioni, con igenizzazione obbligatoria delle mani, come accade per qualsiasi altro posto della nazione. No, semplicemente alla cassa vi è un dispenser, utilizzabile a discrezione del genitore che sta facendo il biglietto…ma i ragazzi che toccano i volanti, le barre, i sedili?
Per non parlare degli spazi aperti, angusti, perché le attrazioni sono fitte e ravvicinate, costringendo i ragazzi a stare vicini, senza mascherina, attorno alle giostre, ai tirapugni, allo zucchero filato e paninari. Senza file, senza distanziamento, senza nulla. Quindi la domanda sorge spontanea: i giostrai avrebbero dovuto fare delle scelte da sé, autoregolarsi, oppure qualcuno doveva controllare il numero di attrazione, i tipi di attrazione e le modalità di accesso alle attrazioni?
Chi doveva presiedere a questi controlli?
Perché non lo ha fatto?
Com’è possibile che la categoria giostrai sia esente da questi controlli?
Mettere a rischio la popolazione giovanile, comporta di consegnuenza un rischio per tutta la collettività, lo sappiamo e lo abbiamo sperimentato piú volte nel corso di questa pandemia. Se vi sono delle regole, che impediscono a tante altre attività commerciali di lavorare a regime, non è giusto che le giostre possano invece continuare il loro lavoro nelle medesime modalità pre Covid. La sagra con le giostre non può essere una zona franca, esente da controlli, sanzioni e variazioni! Non può essere così per la salute di tutti, in primis; perché le regole sono uguali per tutti; e perché i ragazzi, che hanno pagato il prezzo più duro, con mesi di difficile didattica a distanza e ora di mascherine dai 6 anni di età, hanno occhi per guardare e capiscono benissimo che alle giostre le regole non valgono. Un Mondo dei Balocchi dove tutto è consentito.” Di Alessia Boscolo Nata

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