I pescatori rimangono fermi un’altra settimana

I pescatori della marineria di Chioggia, come è stato deciso nel corso dell’accesa assemblea di questa mattina (sabato 28 maggio) nella sala aste del mercato ittico, rimarranno fermi per un’altra settimana per solidarietà con le altre marinerie dell’Alto Adriatico che avevano già deciso di non uscire in mare e di continuare la protesta.

Una decisione sofferta, difficile, nata dopo una settimana che ha visto armatori, marinai, rappresentanti di categoria e sindacati, finire sotto la luce delle telecamere per tutta quella serie di motivazioni, a cominciare dal caro gasolio, fino alla cassa integrazione, al fermo pesca volontario, alla mucillagine, che sono state consegnate in un documento unitario lunedì scorso al sottosegretario Battistoni a Roma.

Una gran cassa mediatica che ha alzato il volume venerdì mattina con la pacifica invasione di Venezia da parte di 40 pescherecci di Chioggia e 10 pescherecci di Pila e che ha in qualche modo accelerato la pratica del decreto 20 milioni, fondo in aiuto dei pescatori per contrastare il caro gasolio, pubblicato venerdì in Gazzetta Ufficiale.

«Ci siamo accordati tra pescatori – spiega l’armatore Elio Dall’Acqua, in prima linea questa settimana assieme a Roberto Penzo Tanfa – per fermarci un’altra settimana, ma non per le intimidazioni che abbiamo subito venerdì sera a Cesenatico, ma per solidarietà con le marineria dell’Alto Adriatico. Porto Garibaldi, Cesenatico, Rimini hanno deciso di fermarsi e lo facciamo anche noi assieme a Pila. Tuttavia questa è l’ultima settimana di stop, perché poi, succeda quel che succeda, noi si torna a pescare, perché dobbiamo anche tenere in considerazione le difficoltà dei marinai. Durante la settimana organizzeremo ulteriori manifestazioni, tutte ancora da concordare, fatte bene, pacifiche, in maniera intelligenti senza alcun atto di forza, che in questo momento non servirebbe a niente».

(Nella foto: i pescatori durante l’assemblea al mercato ittico)

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