Il virus che non si vede

La prima vittima accertata di covid-19 in Italia è stato il pensionato di Vò Euganeo, sui colli, in provincia di Padova, il 21 febbraio scorso. Sembra sia passata un’eternità, un secolo ed invece non è trascorso nemmeno un anno. Da allora le nostre vite sono state stravolte, le nostre abitudini cambiate, le libertà limitate. Pensavamo tutti, allora, che non fosse un cosa così grave e che anzi il fenomeno fosse ingigantito dai media e dalla politica. Invece questo mostro, che appena arrivato sembrava attaccare solo persone che non conoscevano, oggi, in quella che viene chiamata la seconda ondata, ha presentato tutto il suo conto. Salato, salatissimo.

Eppure, dopo una strage da oltre 70 mila vittime in Italia, c’è ancora chi rifiuta l’evidenza, chi paragona il covid ad una banale influenza, chi nei social evoca il ritorno del Duce, che di limitazioni alla libertà ne aveva messe parecchie, e poi non riesce a seguire nemmeno la regola più banale, ovvero quella di portare una mascherina sulla bocca.

L’Italia è tra le Nazioni più colpite dalla pandemia, ai primi posti per numero di decessi e soprattutto per tasso di mortalità. Peggio di noi solo il Belgio. Certo si può spiegare con il fatto che l’Italia è stato uno dei primi Paesi ad essere colpiti ed essere la seconda nazione al mondo (dopo il Giappone) come popolazione anziana non aiuta certamente. Ma nella seconda fase sono morti anche diversi giovani, che non avevano patologie, niente di niente. E allora non si spiega. Eppure c’è ancora chi nega tutto ciò.

Questo è un virus che non si vede, perché non si fanno vedere nemmeno i malati ai parenti o addirittura i morti che, senza un ultimo saluto dei familiari, vengono avvolti in lenzuola igienizzate e caricati dentro una bara, senza dignità, senza una preghiera o una estrema unzione. Forse per questo e per l’incertezza degli scienziati, che da un anno rincorrono ipotesi, che c’è gente che ancora non ci crede. Siamo di fronte ad una massa di invisibili, che per i media sono solo dei numeri, che però dietro nascondono molti drammi familiari. Nel Natale che abbiamo appena passato in molte case ci sarà stata una sedia vuota, mentre in altre si malediceva il decreto legge governativo perché le piste da sci sono rimaste ancora chiuse.

Certo c’è stata molta confusione, si è perso molto tempo durante l’estate, a rincorrere banchi a rotelle, ad aprire discoteche, centri commerciali o mercati senza le adeguate protezioni necessarie per fermare il contagio. Non si è ripensato il trasporto pubblico, veicolo maggiori di propagazione del virus, lasciando molte, troppe, decisioni solo nelle mani dei virologi e degli scienziati.

Oggi c’è la grande opportunità che viene data dal vaccino che, nel Paese dove ci si lamenta per qualsiasi cosa senza mai proporre una soluzione concreta, trova l’ostacolo di chi, prima lo ha invocato ed ora pensa che sia tutta una truffa. E’ invece una grande opportunità che va colta al volo, una benedizione per poter tornare alla normalità, senza mascherine, senza timore del prossimo. Non sprechiamola.

Daniele Zennaro

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