La Città, il degrado, l’esigenza di nuovi poli culturali

Il 25 maggio 1869 veniva a mancare il conte Giovanni Querini Stampalia, ultimo esponente di una delle famiglie patrizie più importanti nella vita politica , economica  e culturale veneziana.

Nel giorno della morte, venne pubblicato il testamento, nel quale il conte dettava le sue ultime volontà, e in particolare la donazione di ogni suo bene immobile, mobile, diritti, azioni e ragioni connesse, istituendo come erede l’istituzione di una Fondazione Scientifica “che manca ora in questa Città, e che credo atta a promuovere il culto dei buoni studi, e delle utili discipline”.

L’aspetto inedito e di maggiore rilevanza fu però rappresentato dalle disposizioni relative all’utilizzo della Biblioteca personale con annesso Gabinetto di Lettura, per le quali dispose che rimanessero aperte “costantemente in tutti quei giorni, ed ore in cui le Biblioteche pubbliche sono chiuse, e la sera specialmente per comodo degli studiosi”. Iniziò lentamente ad assumere forma quella che sarebbe stata una delle Fondazioni culturali e scientifiche più importanti d’Italia, la Querini-Stampalia.

Ho voluto fare questa premessa perché, mentre stavo leggendo il testo integrale del testamento del nobiluomo Querini, pensavo alla profonda nobiltà d’animo che lo animava e alla consapevolezza che solo la cultura può salvare il mondo, civilizzandolo.

In questi tempi di pandemia, in cui ci troviamo costretti, limitati da mille restrizioni, credo che non si sia apposto l’accento su un aspetto fondamentale: l’evasione culturale. Si è puntato il dito sui luoghi di ristoro, di divertimento e di svago, ma tra questi ultimi, ci si è completamente dimenticati di ricordarsi che, se è pur vero che l’uomo non vive di solo pane, è quanto meno necessario rinfrancarne lo spirito attraverso la contemplazione della bellezza.

Rivolgendo uno sguardo alla nostra città, riscontro ancora più urgente questa necessità, che reputo di vitale importanza. Mancano centri di aggregazione culturale: circoli, cinema, teatri, musei, sale di studio e lettura. È deprimente notare come, al di fuori di qualche locale che cerca di animare come può un minimo di sano e sacrosanto divertimento, non esistano analoghe strutture in grado di ravvivare il tessuto culturale cittadino.

Fino a pochi anni fa, l’apertura di un’aula studio presso la sede del Seminario di Chioggia, sortì un ottimo effetto; garantendo orari di apertura anche durante i fine settimana e fino a ore tarde, vide la partecipazione di numerosi giovani studenti che, nel corso di quel magico triennio/quadriennio, fecero in tempo a laurearsi, ma soprattutto, a instaurare nuove amicizie. Il servizio offerto, aggiuntivo e non sostitutivo rispetto a quello della Biblioteca Civica, andava a compensare e a ricoprire un’esigenza reale, fatta di studio e socializzazione, cultura e confronto, scambio di opinioni e interrazzialità.

Quell’esperimento finì, non so per quali ragioni. Perciò auspico che questa mia riflessione possa ricevere ascolto, non solo dalle autorità ecclesiastiche, ma anche dalla società civile. Sappiate che questa esigenza c’è e sta aumentando, ma rischia di rimanere per troppo tempo dormiente. Poiché la cultura è cibo per mente e spirito che, una volta assimilato, rimane e produce per sempre i suoi effetti.

Paolo Voltolina

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