L’aggressività nello sviluppo infantile

di Stefania Cioffi – “È normale che mio figlio agisca con aggressività anche per un nonnulla?”. Per prima cosa è importante specificare che l’aggressività è una manifestazione essenziale per l’adattamento ambientale, indispensabile
per rimuovere o superare qualsiasi minaccia all’integrità fisica e/o psichica e per garantire la salvaguardia
del singolo e della specie. Aggressività, quindi, come attività biologica, espressa o inibita, che ha lo scopo di
superare o distruggere un ostacolo alla realizzazione del sé.

Nonostante abbia le sue basi nel codice genetico, molte sono le variabili che intervengono nel processo di organizzazione funzionale e che possono rendere più o meno attivi alcuni gruppi di neuroni, impostando così precocemente la prevalenza di risposte sul piano emozionale e una maggiore o minore sensibilità verso la frustrazione. È la frustrazione, infatti, reale o soltanto percepita, che spinge il soggetto ad emettere un atto aggressivo, o verso la causa, se presente, o verso sé stesso. Le prime frustrazioni sperimentate dal bambino, che si aggirano intorno al sesto mese e che sono dovute all’impossibilità di soddisfare i propri desideri, causano un aumento del tono muscolare, una maschera mimica corrucciata e qualche movimento brusco sia degli arti superiori che inferiori. Dobbiamo però attendere il 10°/12° mese affinché gli atti motori inizino a caricarsi del significato aggressivo.

Nel corso del 2°/3° anno, riscontrare una certa intolleranza alle frustrazioni, accompagnata dalla
tendenza ad esprimersi con aggressività nei confronti degli ostacoli, rientra nella norma ma è necessario
che in seguito si arrivi ad un compromesso per superare il conflitto tra la supremazia del sé e le inevitabili
limitazioni ambientali. “Dare divieti o concedere ogni cosa?”. Dal secondo anno il bambino comincia a
sperimentare, nel binomio dipendenza-indipendenza, l’esplorazione dell’ambiente e la conquista autonoma
degli oggetti. Un ambiente familiare eccessivamente ipertutelante, che ostacola questa “fame di
conoscenza”, non soltanto forma le basi di un sentimento di sfiducia nelle proprie capacità, ma può
generare frustrazioni inutili che possono incidere negativamente sullo sviluppo psico-affettivo. D’altra
parte, un ambiente familiare omniconcedente, che non impone alcuna limitazione, può generare nel
bambino un esasperato sentimento di onnipotenza ed evidenti difficoltà nel processo di interiorizzazione
ed accettazione delle regole sociali, causando esagerate risposte aggressive alla minima difficoltà.


Con un’adeguata progressione e con atteggiamento calmo e sereno, è possibile impostare alcuni principi
sociali, non dimenticando mai di parlare al bambino, spiegare il perché dei limiti, dare chiare spiegazioni e
proporre alternative alla soddisfazione dei suoi desideri.
Un ambiente familiare in disaccordo, una disciplina punitiva, un esasperato iperprotezionismo, una carenza
di un adeguato apporto d’amore, atteggiamenti costantemente svalutativi, richieste di eccessiva rigidità
comportamentale e tutti quegli atteggiamenti contraddittori rispetto alle reali necessità evolutive del
bambino, sono aspetti che assumono influenze negative per la gestione dell’aggressività Lavorare
sull’ambiente familiare impostando le basi per un’educazione adeguata alle diverse fasi evolutive
rappresenta un valido aiuto nella corretta gestione dello stimolo aggressivo.

dr. Stefania Cioffi

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