Lavoratori senza stipendio, rischio blocco per le paratoie del Mose

Lavoratori ancora senza stipendio e paratoie del Mose che potrebbero anche non venire alzate se non si sblocca una situazione arenata da tempo e che solo il buonsenso degli operatori ha permesso di non far diventare drammatica. Ma gli operai della Comar stanno ormai perdendo la pazienza e oggi minacciano di incrociare le braccia ad oltranza qualora in tempi brevi non vengano sistemate le loro spettanze.

Già perché nonostante la pioggia di miliardi spesi (siamo arrivati a 6 e mezzo) sembra paradossale che a rimanere senza stipendio da mesi siano proprio gli operai, che devono ancora vedere lo stipendio di luglio, agosto e settembre e con la stagione delle acque alte ormai alle porte la vicenda si complica di brutto.

La vicenda a quanto pare è arenata sulle secche della burocrazia. Il governo Conte ha affidato l’incarico al commissario Massimo Miani di liquidare e quindi di sciogliere il Consorzio Venezia Nuova per traghettare il tutto nella nuova Autorità per la laguna. Il Tribunale però ha respinto la richiesta di ristrutturazione del debito, visto il mancato accordo con molti creditori, che dal Consorzio avanzano un sacco di soldi e sta ora esaminando l’eventualità di un concordato preventivo, che però blocca proprio la disponibilità di liquidità in cassa, che frena i pagamenti alle aziende creditrici e, soprattutto, blocca gli stipendi dei lavoratori. Miani ha spiegato la situazione dicendo che ci sono problemi tecnici in tesoreria per passare i soldi dal Provveditorato al Consorzio, come spiega Alberto Vitucci sulla Nuova Venezia.

Eppure dopo i 6 miliardi e mezzo di miliardi spesi, è arrivato un altro miliardo in più per completare l’opera, che non potrà essere consegnata prima del 2023, ovvero con 13 anni di ritardo rispetto alle dichiarazioni dell’allora premier Silvio Berlusconi durante la posa della prima pietra. Per ora le aziende creditrici però non vengono pagate, come pure gli stipendi, immobilizzando una situazione proprio nel momento in cui l’opera comincia ad avere bisogno di manutenzione, tanto da essere stato nominato dalla commissaria Elisabetta Spitz un nuovo consulente per stabilire lo stato della corrosione. I cantieri restano dunque fermi e l’acqua alta, sperando che non sia “Granda” come quella del 12 novembre 2019, potrebbe far capolino da un momento all’altro.

(Nella foto: le paratoie del Mose)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.