Le riflessioni di un professore in DAD

Ho ricominciato a insegnare quest’anno italiano alle scuole secondarie di primo grado. Sto facendo di tutto per dare il meglio di me e per rendere disponibili agli studenti il meglio delle mie esperienze passate. E così oltre alla didattica tradizionale è partito un progetto orto, un appuntamento quasi settimanale con il lavoro a gruppi e un progetto di aiuto tra studenti (progetto “tutor”) che cerca di sostenere gli studenti più in difficoltà con le competenze dei più brillanti e disponibili. Con i ragazzi di prima eravamo in avvio di una unità didattica sulla poesia e la lettura espressiva che, fatta al computer, perde di enfasi ed emozione. La mia scuola era ben preparata all’evenienza e in due giorni siamo stati in grado di riorganizzare completamente l’orario e attivare anche un servizio di didattica ordinaria per piccoli gruppi di studenti in difficoltà. Ottima la dotazione di mezzi ed efficaci i programmi della Gsuite.
Nonostante questo l’arrivo della zona rossa e il conseguente avvio della didattica a distanza mi ha colto mentalmente impreparato (non credevo che a Chioggia la situazione fosse così grave) e ci ha privato di una routine settimanale che stava dando ottimi risultati. Il primo elaborato che ho chiesto ai miei studenti di terza media è stato un testo argomentativo con il loro parere pro o contro la didattica a distanza. Con sorpresa il 55% hanno argomentato contro la dad e ho notato anche una certa sovrapposizione tra studenti ad alto profitto e avversione alle lezioni in videoconferenza. Gli studenti dal basso profitto invece hanno evidenziato la comodità di stare a casa, mangiare quando vogliono, fare meno ore e potersi rilassare anche durante la lezione. Lascio la parola a una delle mie studentesse:

La didattica a distanza è stata effettuata negli ultimi anni allo scopo di fare lezioni anche con una pandemia globale. Però per me non si può definire scuola quella che stiamo facendo, perché ha dei problemi.
Ad esempio non puoi più dialogare con i compagni durante la lezione o la ricreazione. Oppure se hai problemi di connessione non riesci a seguire la professoressa o il professore e di conseguenza non segui la lezione. Stando cinque o sei ore con i dispositivi tecnologici la lezione ti risulta molto più noiosa, e ti fanno male gli occhi.
Poi non puoi più fare i lavori di gruppo:magari facendoli per certi la lezione la trovano più semplice perché ti puoi confrontare con i compagni. Quando hai ginnastica devi fare due ore di teoria perché non essendo in palestra non si può fare pratica.
Per chi ha difficoltà è ancora più difficile capire la spiegazione in didattica a distanza. Questi sono solo alcuni esempi per cui io sono contro la dad e non la chiamo scuola.

A.

Non ci resta che sperare di poter tornare in tempi brevi alla Scuola, quella vera, lasciando alle emergenze gli strumenti della didattica a distanza. Nel frattempo curiamo l’orto didattico e le semine dei ragazzi per poterli godere insieme ad Aprile.

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