Mosè Bianchi, il pittore delle burrasche marine

Mosè Bianchi (1840-1904), pittore monzese, legò indissolubilmente la sua attività a Chioggia ed amava talmente ritrarre la laguna ed il mare in burrasca tanto da essere soprannominato il “pittore delle marine”.

Bianchi era stato una prima volta a Venezia nel 1866 e, dopo una serie di viaggi in altre destinazioni, aveva quindi scoperto il fascino di Chioggia, tanto da ritornarvi puntualmente. In città trascorreva lunghissimi periodo ed amava dipingere le suggestioni ed i colori dell’acqua, oltre che ritrarre la gente del posto.

Il primo quadro che produce, nell’estate del 1879, si intitola “Laguna in burrasca” (nella foto sopra) e viene presentato a Brera, meritando la qualifica di “superbo capolavoro”. Ed il mare in burrasca diventa quasi un’ossessione per il pittore che poco dopo dipinge “La grande burrasca”, infischiandosi delle critiche che lo accusavano di ritrarre solamente burrasche.

A Torino, durante un’esibizione delle sue tele, il principe Umberto ebbe ad esclamare: “Quel diavolo di un pittore, pare abbia fatto un buco nel muro, tanto quel suo mare va lontano e si muove da tutte le parti”.

Una tela di Mosè Bianchi
Una tela di Mosè Bianchi

Il sodalizio con Chioggia fu tra i più autentici. “Le bellezze di questo paese – disse – crescono sotto gli occhi con lo starci. Comprendo che a Chioggia bisognerebbe dimorarvi almeno un anno”.

Le opere chioggiotte di Mosè Bianchi sono circa una cinquantina e ritraggono, oltre alle acque, le vicende umane della gente che abitava la città. “A Chioggia – affermava il Bianchi – comincio con i pennelli alla mattina prima ancora della levata del sole e mi sono lasciato trasportare un poco dalle impressioni”.

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