Nel ricordo di Gianfranco Vianello

Eccoci qua caro Papa’,
In attesa. In attesa di quella telefonata che ci dica che purtroppo tu non ci sei più, che finalmente sei assieme alla mamma come tu hai sempre desiderato. Così nell’attesa abbiamo cercato la lettera, si una lettera di cui solo due di noi sapevano l’esistenza, Marco a cui avevi detto dove l’avevi messa e io. La lettera che tu dicesti che avevi scritto per il giorno del tuo funerale da leggere in chiesa, quando poi col tempo si era sparsa la voce nella nostra grande famiglia di questa lettera, quante risate ci siamo fatti e quanto ti abbiamo preso in giro. Perché tu volevi che le cose andassero come volevi tu, ma questa volta qualcosa è andato storto, e la lettera non l’abbiamo trovata. È difficile sai papà cercare una lettera tra migliaia di scritti in così poco tempo!! Ma come non scrivere una lettera al mio papà, lui che aveva sempre un pensiero per tutti e non dormiva la notte per metterlo nero su bianco?? Così anche se siamo ancora nel tempo dell’attesa e ancora un po’ lucida ho preso carta e penna, perché mi sono ricordata una frase che tu dicevi sempre “chi ha tempo non aspetti tempo”.
Papà in questo momento mentre sto scrivendo, mi sembra di essere te, con tante cose in testa da scrivere, da cancellare e riscrivere nuovamente, perché non so che ordine dargli.
Sono passati i giorni, la telefonata è arrivata.
E la lettera è venuta fuori, l’avevi messa dietro alla foto che tu dicevi sempre di mettere nell’epigrafe.
Amavi organizzare così tanto che ti sei organizzato anche il funerale.
Ecco alcuni passi della tua lettera.

Care figlie,
Sembra così lontana la morte, eppure è l’unica cosa che madre natura ha fatto uguali per tutti assieme alla nascita, se ne parla sempre così poco, quasi mai perché abbiamo paura e invece eccomi qua….
Ringrazio e saluto con il solito ciao, tutti i presenti comprese le persone che per vari motivi non hanno potuto essere presenti alla mia cerimonia funebre. Quel saluto che ci si incontrava lungo le strade dell’isola e non solo. Era bello quel ciao.
Ho amato tanto la mia famiglia così come la mia isola da aver paura ne aprofitassero.
Mi sono sentito come un albero che nasce, vive e muore nello stesso posto, e quando andavo via mi sentivo un pesce fuori d’acqua. Mi sentivo il guardiano della mia isola.
“Lasciate stare la mia isola” urlavo “lasciatela come madre natura l’ha creata”, così per farmi ascoltare ho incominciato a riempire fogli, che poi sono diventati quaderni poi, libri.
In uno di questi miei libri, ho raccontato la vita della mia amata Rosa.
Ciao a tutta la mia famiglia e un altro ciao alla mia isola assieme ai miei compaesani.
Con affetto Gianfranco

Ci hai amato così tanto papà, amavi così tanto la tua grande famiglia, il tuo albero di frutti, come dicevi tu che quando ci trovavamo tutti non sapevi come esprimere la tua gioia , il tuo orgoglio. Mettevi sempre noi sorelle al primo posto tanto da dedicarci tutto il tempo che avevi, sei andato via come hai vissuto, in punta di piedi senza disturbare. Adesso dovrò alzarmi prima la mattina per andare ad aprire il negozio dato che il mio garzone non c’è più, e dovrò fare le corse per portare Andrea al pulmino. Non sentiremo più i tuoi soliti discorsi sull’ambiente e su Madre Natura. Non chiederai più a nessuno di correggere qualche tua lettera, ma in compenso hai lasciato tanti scritti da sistemare, ma soprattutto hai lasciato un segno indelebile in tutti noi, il segno dell’amore e del rispetto, il seminare, quel seminare semplice e amorevole che cercheremo di portare avanti.
Suona la chitarra papà e balla, balla assieme a mamma adesso, come avete sempre fatto, e quando guarderemo il cielo e vedremo le nuvole danzare sapremo che siete voi….vogliamo salutarti con il tuo saluto: “se ti vedi i tui saluda i mii”.

Vogliamo ringraziare tutti quelli che in queste settimane ci sono stati vicino in qualsiasi modo, con la lettera che è stata letta al funerale del nostro caro papà. Grazie
Le fie del Franco

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