Niente accordo Actv-lavoratori, sciopero il 6 marzo

Niente accordo tra sindacati ed i vertici Avm sulla disdetta nella parte economica e normativa, del contratto integrativo a partire dal prossimo 1° aprile e sciopero già proclamato per sabato 6 marzo, dalle 10 alle 13. Rottura largamente prevista in quanto si sapeva che l’azienda non avrebbe fatto un solo passo indietro sulla disdetta dell’integrativo, a fronte di un debito di circa 90 milioni di euro causato dai danni dell’Acqua Granda del novembre 2019 e, soprattutto, dalla pandemia che ha allontanato quella massa turistica da Venezia che garantiva ad Actv introiti importanti.

Dei 90 milioni di buco per il 2021 solamente una trentina sono stati coperti dai ristori, mentre la disdetta dell’integrativo dovrebbe portare nelle casse dell’azienda pubblica dei trasporti un risparmio di una ventina di milioni. Insomma, secondo i vertici aziendali, per tenere a galla l’impresa, che conta 3.100 dipendenti, che rappresentano il 55% dei costi complessivi per Actv, l’unica strada da percorrere è quella dei tagli che, oltre alla riduzione dei costi indiretti in busta paga, prevede anche il blocco del turnover e dell’assunzione dei lavoratori stagionali.

Non sono di questo parere naturalmente i sindacati che, in una dichiarazione unitaria firmata da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt Uil, Ugl, Faisa Cisal, Usb, contestano la politica dell’azienda veneziana adducendo ad oltre una trentina di milioni i costi esterni, come il tram, il people mover e altro ancora, che vengono scaricati sulle casse aziendali.

“Avm – commenta Jonatan Montanariello, vicepresidente della commissione trasporti regionale – è un’azienda che finora è sempre stata in salute. A breve ci saranno le gare per il servizio e chiedere l’azzeramento dei contratti di secondo livello vuol dire, non solo non difendere le eccellenza venete, ma diventare deboli sul mercato. Nel 2021-22 il debito supererà i 100 milioni di euro, con questa azione salvifica di tagliare gli integrativi ne vengono risparmiati circa 20. Chiedo: c’è un piano industriale pe recuperare gli altri?”

Si va dunque allo sciopero, con l’auspicio che il tavolo istituzionale che coinvolge Regione, Comune e Azienda abbia la forza di chiedere al Governo più fondi, in merito alla specificità veneziana.

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