“Non dire gatto…” ed il Trap citò la Guerra di Chioggia

Il gatto nello stemma della famiglia genovese dei Fieschi
Il gatto nello stemma della famiglia genovese dei Fieschi

Che cosa c’entra Giovanni Trapattoni con la Guerra di Chioggia? Apparentemente nulla, ma, secondo il sito enigmistico “il tuo cruciverba.com” invece c’entra eccome.

L’ex allenatore della Nazionale è divenuto famoso, oltre ovviamente per gli innumerevoli trofei vinti in carriera, anche per una frase pronunciata durante una conferenza stampa quando, per dire che le partite sono vinte solamente al fischio finale dell’arbitro, si aiutò con una similitudine che tutti pensavano fosse un qualche proverbio: non dire gatto se non ce l’hai nel sacco.

Molti giornalisti, in quel momento, pensarono fosse una assoluta invenzione del Trap, altri invece parlarono di storpiatura del proverbio che invece dice: non dire quattro se non ce l’hai nel sacco.

Ebbene secondo l’autorevole sito di parole crociate e giochi enigmistici, la frase “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco” non è frutto della fantasia di Giovanni Trapattoni ma è invece la citazione di un episodio accaduto durante la nota “Guerra di Chioggia” (1379-1381).

Apriti cielo! In un primo momento, provando a collegare Chioggia con il gatto vien da pensare subito al leone marciano della colonna di Vigo che, per le sue dimensioni, era stato definito “el gato” dai veneziani. Ma la teoria cade subito in quanto la colonna è stata posizionata in Piazza Vigo solamente nel 1786, ovvero ben quattrocento anni dopo la Guerra di Chioggia.

Indagando sul web abbiamo quindi trovato questa descrizione che sembrerebbe proprio dare ragione alla tesi del sito enigmistico. Il modo di dire: “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco” parrebbe derivare proprio dall’assedio di Chioggia, durante la già citata guerra, portato dalla Repubblica di Genova che aveva assoldato un cospicuo numero di truppe dei Fieschi (una delle maggiori e più importanti famiglie genovesi), il cui simbolo araldico era proprio il Gatto. Di conseguenza il grido di guerra degli stessi Fieschi era: “Gatto! Gatto! Gatto!”.

Durante il lunghissimo assedio, si evitava quindi di gridare “Gatto!” in attesa di saccheggiare la città e da qui nacque, a quanto pare, il detto.

E Trapattoni che cosa dirà? Forse proverà a spiegarlo in inglese, come ha fatto a Dublino quando era ct dell’Irlanda (“don’t say the cat…), oppure, cosa molto più probabile, ci riderà sopra…

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