Obiettivo donna

di Cristina Pappalardo – No, non lasciatevi ingannare dal titolo. Oggi non vi parlerò di parità di genere. Cosa che francamente solo alcuni di noi danno per scontato. Non tratterò qui l’orribile condizione che le donne afghane stanno vivendo attualmente, anche perché sarebbe riduttivo parlarne in poche righe. Qui di seguito vorrei riflettere con voi sul concetto di emancipazione dei costumi e per farlo vi prego di tornare indietro con me tra il 1700 e gli inizi del 900 a Venezia e a Chioggia ove le donne respiravano aria di libertà. Venezia, in particolare, a quell’epoca s’impose all’attenzione internazionale per la vivacità dei suoi salotti letterari e la maestosità delle sue feste serali. Ne erano protagoniste affascinanti dame d’alto borgo impegnate nell’allietare con qualsiasi possibile mezzo, mentale e/o fisico, i propri ospiti provenienti da ogni parte del mondo conosciuto.

Le dame di cui vi parlo erano cortigiane, ballerine, poetesse, artiste, intellettuali senza precedenti. Erano donne assetate di cultura e d’avventura. Donne moralmente amorali che avrebbero fatto di tutto per soddisfare i piaceri della carne. Le loro storie si infittiscono di drammi, inganni, pettegolezzi, svenimenti, di vendetta ed episodi di corruzione. Donne imperturbabili, in apparenza spensierate, accecate dal lusso e dalla fama. Non più madonne inavvicinabili e placide, ma inquiete e ben decise su come realizzare i propri desideri. Amanti libere seppur maritate, donne “vampiro” alla ricerca di emozioni e sensazioni sempre nuove, in cerca di qualcuno da divorare come avrebbe detto Charles Baudelaire nei Fleurs du Mal: “quarens quem devoret”. Donne nate con il solo scopo di dare e ricevere amore come avrebbero affermato Rimbaud e Byron. Il poeta inglese si trasferì proprio in laguna per deliziarsi dei piaceri della carne e perché trovava le donne italiane meno scostanti di quelle inglesi.

La tormentata energia di questi cuori femminili che segretamente si aprivano e si donavano senza alcuna preoccupazione del domani era inarrestabile. Le cortigiane libertine erano attorniate da torme di adulatori, rimatori, scienziati o politici che promettevano di farle eccellere. Così Marina Querini, Caterina Dolfin, Isabella Teotochi Albrizzi e Margherita Cogni vivevano la loro vita all’insegna di un’emancipazione femminile che sarebbe sfociata realmente solo nel XX secolo con l’attivista inglese Emily Pankhurst.

Eppure a non tutte queste donne tale scelta di vita portò bene. Gli ambienti nobili veneziani erano impietosi e le dicerie potevano distruggere psicologicamente, ma anche socialmente, le donne dell’epoca. Basti pensare a ciò che successe alla Foscarina, la bella moglie del Foscari che si diceva si intrattenesse troppo con il gentil sesso opposto per cui fu rinchiusa nella villa di campagna a Malcontenta e condannata alla reclusione e all’isolamento sino alla fine dei suoi giorni. Per non parlare poi del destino ramingo della prima ritrattista chioggiotta della metà del 700 Rosalba Carriera o delle difficili vicende amorose di Eleonora Duse tra 800 e 900.

Concludo il mio ragionamento che mira all’affermazione dell’emancipazione senza se e senza ma, ringraziando una donna in particolare: Lina Merlin. Nata da madre chioggiotta Giustina Poli e da padre padovano Fruttuoso Merlin, amava la sua città come nessun’altra. Lei è prevalentemente menzionata in storia per la notissima legge del 1958 che aboliva le case chiuse. Ma cosa si sa di lei in quanto donna?

Tutte le figure che ho citato sono assolutamente straordinarie, libere, desiderose di lasciare un segno nelle vita del prossimo. Perché permettersi di giudicarle invadendo la loro sfera privata? Cosa è stata e cosa realmente è la violenza contro le donne? Solo quella fisica o anche quella psicologica legata ai pregiudizi e alle dicerie? Come avranno patito tante donne inascoltate nel passato…all’ombra di uomini potenti che si permettevano di decidere il loro destino o quanto meno di condizionarlo. Oggi non resta che prefiggersi un solo obiettivo: capire davvero cosa vuol dire essere DONNA senza farsi influenzare da nessun altro.

Cristina Pappalardo

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