Sottomarina e la lotta per l’autonomia: dalla Guerra di Chioggia al “Partito della Vanga

di Paolo Voltolina –

Alle giovani generazioni, assimilate ormai da un linguaggio comune, sempre più virtualmente partecipi di un mondo globale, sembrerebbe alquanto insolita un’epoca in cui minuscole comunità rivendicavano la loro identità socio-culturale attraverso le persone che ne facevano parte, giungendo talvolta  – sotto questo aspetto almeno siamo migliorati –  a delle forme di litigiosità estreme. Questo comportamento conforme, con minori o maggiori differenze territoriali, a una tradizione tipicamente italiana, trovò terreno fertile anche in Chioggia e Sottomarina.

Non è risaputo a quando risalga la rivalità tra le opposte sponde del Lusenzo, certo è che lo stesso confine naturale ha di fatto segnato una separazione. È storicamente noto però che, in seguito alla Guerra di Chioggia (1378-1381), Sottomarina, che fino ad allora aveva avuto una comunità fiorente e ben tre chiese (la parrocchiale di San Martino, San Matteo apostolo e Sant’Antonio abate), andò incontrò a una distruzione pressoché totale. Le poche famiglie superstiti, trovarono accoglienza nei pressi della cattedrale (esiste ancora il toponimo di Contrada dei Boscoli) dove, pochi anni dopo la guerra, fecero erigere la Chiesa di San Martino.

Per tre secoli, l’oblìo. Di Sottomarina non si ha notizia. Bisognerà attendere gli inizi del Settecento, con il permesso di edificare concesso dalla Serenissima, per vedere riaffiorare le prime abitazioni civili in concomitanza alla nuova chiesa. Man mano che la comunità cresce, il borgo si ingrandisce e si consolidano le prime attività, in prevalenza l’orticoltura. Da qui in avanti il marinante, per il chioggiotto, sarà l’ortolano che risparmia eccessivamente, pignolo, calcolatore, garantito dalla terra, e il chioggiotto, agli occhi del marinante, colui che sperpera, preferendo divorare il presente di fronte all’incertezza di un domani minacciato dai pericoli del mare. 

Già in epoca napoleonica, ma più concretamente nel corso dell’ultima dominazione austriaca, i marinanti iniziano ad avanzare istanze separatiste ben circostanziate; nel 1857, per essere riconosciuti come “Comune Amministrativo”, si rivolgono al parroco don Luigi Boscolo, il quale prepara un ricorso al governo austriaco, specificando che Sottomarina paga fior di tasse senza ricevere alcun servizio: mancano strade degne di questo nome, non esiste un sistema per lo smaltimento delle acque piovane, le barche non trovano approdo, la situazione igienico-sanitaria è tragica, non c’è un presidio sanitario, non ci sono levatrici. La situazione perdura fino ai primi del Novecento ed è singolare che ad assumere un ruolo rilevante per la protesta, siano soprattutto le donne marinanti, cogliendo come pretesto l’apertura di un secondo mercato ortofrutticolo a Chioggia, per rivendicare il mancato riconoscimento dell’autonomia amministrativa.

Nel 1906 avviene un fatto inaspettato quanto insolito: il Consiglio Provinciale accoglie la petizione presentata dai marinanti per potersi costituire comune autonomo, ma la Grande Guerra di lì a poco frenerà l’iter burocratico; non per molto, tanto che nel 1920, a guerra appena conclusa, si costituisce un comitato “Pro Autonomia” che riesce a far eleggere ben 8 consiglieri. L’onorevole Corazzin, sull’onda del risultato, l’anno seguente avanza un disegno di legge in Parlamento per l’autonomia di Sottomarina, pubblicato in un opuscolo, a cui è allegata a fine testo, una carta illustrante i confini fra i due comuni (v. foto).

Il Fascismo, osteggiando ogni tipo di frammentazione territoriale, con l’inaugurazione del “Ponte della Concordia” (ora dell’Unione), tenutasi il 28 ottobre 1930, tenterà di porre decisamente fine a ogni tentativo separatista, riuscendoci nella carta ma non nei fatti. Dopo questo excursus molti si chiederanno: “Ma allora, con l’avvento della Repubblica, si sarà finalmente giunti all’Unione?”. Non ancora, la storia ha i suoi tempi. Il 1° gennaio 1946 – racconta Marino Marangon, per tre volte Sindaco della città – nel garage “sala da ballo” della Mora, si tiene un grande comizio pubblico a cui partecipano gli Esecutivi della Democrazia Cristiana, del Partito Comunista, del Partito Socialista e del Partito d’Azione. Al termine del comizio, viene votato all’unanimità un ordine del giorno che recita: “La popolazione di Sottomarina riunita oggi […], in pubblico comizio per riaffermare al di fuori e al di sopra di ogni differenza di Partito la volontà unanime di erigersi in Comune autonomo […] dà mandato al proprio comitato “Pro Autonomia” di attuare tutto quanto è necessario per il raggiungimento dell’Autonomia amministrativa della Frazione”.

Alle elezioni amministrative del marzo 1946 i candidati della lista “Pro Autonomia” si presentarono con il simbolo della Vanga. Appoggiati inizialmente dai Comunisti e spalleggiati dai Democristiani, si ritrovarono traditi dai primi e delusi dai secondi; il Partito Comunista invitò gli elettori a votare per la lista della Vela, simbolo scelto in omaggio alle tradizioni clodiensi, allo scopo di contrapporsi agli elettori marinanti che nel Partito Popolare avevano sempre ricevuto il più valido appoggio per l’autonomia, mentre la Democrazia Cristiana, poco interessata al risultato elettorale, sottovalutò l’imminente trionfo del Partito Comunista. Dei 40 seggi del Consiglio Comunale 22 toccarono al PCI, 11 alla DC, 3 al PSI e 4 alla “Vanga”. “Dopo un risultato così umiliante – prosegue Marangon – noi della “Vanga”, tutti d’accordo, rassegnammo le dimissioni che dapprima il Consiglio respinse e in seguito accettò”.

L’esperienza della “Vanga”, poco nota ai più, rappresentò l’ultimo anelito separatista dei Marinanti. Gli anni che seguirono videro un’espansione economica senza precedenti. Dal 1951 al 1965, alla guida della città, si alternarono Marino Marangon e Michele Bighin, entrambi appartenenti alla Democrazia Cristiana e, nel corso dei loro mandati, Sottomarina diverrà uno dei più importanti centri balneari d’Italia. Così, nel corso degli anni, le antiche liti e rivendicazioni andarono scemando, lasciandosi alle spalle un passato astioso e, per certi versi, triste.

Talvolta mi capita ancora però, se parlo con qualche anziano, sentirmi chiedere: “Zestu Marinante o Ciosoto? E de che rassa (detto o nomèa)?” .

Paolo Voltolina

One thought on “Sottomarina e la lotta per l’autonomia: dalla Guerra di Chioggia al “Partito della Vanga

  • Marzo 28, 2021 at 9:29 am
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    Lontano il tempo in cui ricordo ancora gli anni dell’immediato dopoguerra quando, ragazzino, sapevo delle trincee all’isola dell’union e della ‘guerra’ tra marinanti e ciosoti. E quela volta che semo andai sitti sitti co mio fradelo al cine Vittoria de Marina?… (vedi ‘Il ladro di pignatte (c’era una volta, a Chioggia’)

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